Bocciata la richiesta del Governo italiano di rimettere il “caso Viola” davanti alla Grande Camera: la disciplina dell’ergastolo ostativo va rivista

Benefici anche per chi è condannato ex art. 416 bis c.p. e non collabora con la giustizia

In attesa di ospitare più meditate riflessioni, segnaliamo immediatamente ai nostri lettori che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto, in data 7 ottobre 2019, la domanda di rinvio dinanzi alla Grande camera presentata dal Governo italiano avverso la decisione resa dalla Prima sezione, lo scorso 13 giugno, nel noto caso Viola c. Italia.

In quella circostanza, lo ricordiamo, la C. Edu aveva censurato l’attuale fisionomia dell’ergastolo ostativo per contrasto con il principio della dignità umana, desumibile dall’art. 3 Cedu e dall’intero sistema di protezione dei diritti umani stabilito dalla Convenzione. In particolare, a parere della Prima sezione, la disciplina italiana, restringendo alla sola ipotesi di collaborazione con la giustizia la possibilità per il detenuto di accedere alla liberazione condizionale, limita eccessivamente la possibilità per l’ergastolano ostativo di riconquistare la propria libertà, così rendendo la pena non riducibile “di fatto” ai sensi dell’art. 3 Cedu.

Ma la C. Edu non si era fermata a riscontrare la violazione nel caso di specie, rilevando piuttosto come il caso Viola avesse messo in luce un “problema strutturale” dell’ordinamento giuridico italiano, che esige una riforma dell’attuale assetto dell’ergastolo ostativo sì da garantire ai detenuti in tale regime concrete e reali possibilità di ottenere il riesame della sentenza di condanna e di accedere alla liberazione condizionale, anche in assenza di collaborazione con la giustizia.

Avverso tale decisione il governo italiano aveva esercitato la facoltà, riconosciutagli dall’art. 43 § 1 Cedu, di chiedere la remissione del caso dinanzi alla Grande camera. Tuttavia, tale richiesta non ha superato il “filtro” preliminare che un collegio di cinque giudici della Grande camera è chiamato a compiere ogniqualvolta sia presentata domanda di rinvio. Infatti, a norma dell’art. 43 § 2 Cedu, il collegio accoglie la domanda di rinvio solo quando “la questione oggetto del ricorso solleva gravi problemi di interpretazione o di applicazione della Convenzione e dei suoi Protocolli, o comunque un’importante decisione di carattere generale”, presupposti evidentemente ritenuti insussistenti nel caso di specie.

Per effetto del rigetto della domanda del Governo italiano, la decisione resa il 13 giugno 2019 — e le importanti statuizioni in essa contenute — hanno così acquistato carattere definitivo.

Insomma, l’Italia sembra non potersi più sottrarre all’obbligo di introdurre quelle misure indicate dalla Corte europea al fine di rendere la disciplina dell’ergastolo ostativo compatibile con il principio della dignità umana espresso dall’art. 3 Cedu.

 

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