The entry of tax offenses into Legislative Decree 231/2001 as a result of Law 157/2019, now followed by Legislative Decree 75/2020, appears completely physiological, in light of the structure and the rationale of corporate liability and furthermore it constitutes a late response to that substantive tendency which has hitherto fueled interpretative distortions in malam partem. Overall, the system seems to offer already possible remedies, in terms of the sanctioning proportion, to potential collisions with the ne bis in idem declined according to the parameter of the idem factum and on the basis of the jurisprudential criteria of substantial and procedural connection, with particular regard the regulation of the payment of the tax debt. Nonetheless, the legislative intervention appears at times incomplete or ambiguous but, at the same time, it lends itself to initiating a decisive case law revirement in terms of delegation of functions
Law Decree no. 124/2019 (conv. into Law. N. 157/2019) lastly amended Leg. Decree n. 74/2000 in order to enhance its effectiveness in combatting tax evasion, through the introduction of more severe criminal sanctions. Notably, both the provisions on extended confiscation (Artt. 12 ter Leg. Decree n. 74/2000) and the new direct liability of legal entities for tax fraud committed by their representatives (Art. 25 quinquiesdecies Leg. Decree no. 231/2001, lastly amendend by Decree Law n. 75/2020) increase powers of confiscating and freezing proceeds of fiscal offences. Thus, it is essential to ensure that the fight against tax evasion respects fundamental rights and the requirements of fairness and proportionality, as required by European Court of Human Rights and Italian Constitutional Court
Law Decree no. 124/2019, later confirmed by Law no. 157/2019, the lawmaker modified significantly tax criminal offences, providing also for the applicability of the so-called ‘enlarged’ confiscation under art. 240-bis of the Italian Criminal Code and inserting certain tax crimes in the list of offences that trigger corporate liability. This paper aims to highlight – on one hand – the (re)organizational burdens on companies, in order to update their compliance models, and – on the other hand – the relevant systemic inconsistencies in respect to the relationship between individual and corporate liability.
Tax crimes in Italy were repeatedly reformed in the last decades, quite irrationally and in a contradictory way from a criminal policy standpoint. The so-called ‘declaration’ offences, still the architrave of tax criminal law, are very controversial and they need to be rationally reformed, also in order to characterize each criminal provision.
The decision 53/2019 of the Madrid Provincial Court (sec. 17) from the 22nd of January 2019, convicted Cristiano Ronaldo as author of four crimes against the Spanish Treasury. The prison sentences imposed have been substituted by fines. Below we will make a summary of the facts and will critically analyze them, its consequences and also its relation to the preventive function of criminal law
The application of the Taricco judgment to the principle of assimilation underlies a comparison between serious VAT fraud and the crime set forth in Article 291-quater TULD. However, a close analysis of this smuggling crime calls into question the assumption of the Luxembourg Court and points out the political nature of the Taricco judgment. Therefore, this paper will focus on the consequences on the EU criminal policy arising from this decision, with particular attention to the PIF Directive.
The rationale of the abuse of rights shows an atypicality seemingly far from the principles of Italian criminal law; however, it characterizes many general institutions and criminal offences. This article examines the problem of the relevance (rectius, irrelevance) of tax abusive practices and tax avoidance, with reference to the legislative interventions of 2015.
Il presente contributo costituisce un commento al secondo comma del neo-introdotto articolo 12-bis d.lgs. 74/2000, in base al quale “la confisca non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all'erario. Nel caso di mancato versamento la confisca è sempre disposta”. L’autore esamina le possibili letture della nuova disposizione, alla luce delle loro non immediatamente evidenti implicazioni processuali, che attengono tra l’altro ai rapporti tra provvedimenti cautelari e statuizioni contenute nella sentenza di condanna, nonché alle ripartizioni di competenze tra il giudice della cognizione e il giudice dell’esecuzione. In esito a tale analisi, il contributo propone in particolare di interpretare la norma come un’inedita forma di ‘sospensione condizionale’ di una confisca disposta dal giudice della cognizione, ma non eseguibile da parte del giudice dell’esecuzione sino a che rimanga pendente il termine per il pagamento.
La crescente attenzione alla necessità di apprestare una efficace risposta alle aggressioni all’interesse collettivo alla riscossione del “giusto tributo” si manifesta, nel recinto dello strumentario penale, con la costante espansione dell’area di applicazione di strumenti ablativi a carico del reo di evasione fiscale. Si tratta di una materia in vivacissima e benefica evoluzione, nella quale tuttavia, talvolta pare presentarsi il pericolo di perdere di vista il quadro di insieme. Lo scritto tenta, innanzitutto di ricomporre in un sistema unitario e coerente le ipotesi di confisca accessorie al processo penale, non mancando di rilevare le non poche aporìe e, forse, contraddizioni cui un approccio atomistico conduce. Sul piano pratico, vengono affrontati alcuni dei principali profili applicativi problematici, dalla interferenza dei procedimenti amministrativi e giurisdizionali tributari con il processo penale e le misure ablative, ai problemi correlati alla sussistenza di concorso di persone nel reato, alle conseguenze, per l’ente rappresentato, delle condotte degli amministratori, alla portata innovativa delle disposizioni del decreto attuativo della c.d. “delega fiscale”. Molte delle criticità concettuali e pratiche rilevate si risolvono in soluzioni almeno parzialmente innovative, che dovrebbero consentire di tenere insieme i tre valori della coerenza sistematica, della efficacia preventiva, e della conformità ai canoni di proporzionali e diritti fondamentali.
L’articolo esamina criticamente la diversa interpretazione adottata dalle Sezioni Unite in relazione alla confisca di prevenzione e alla confisca ex art. 12 sexies d.l. 306/’92, non consentendo solo nel primo caso di tenere conto dei proventi dell’evasione fiscale e dei redditi leciti, ma sottratti al fisco, per calcolare il carattere sproporzionato, rispetto al reddito o all’attività economica, del valore dei profitti da confiscare, finendo per consentire la confisca di beni di origine lecita in contrasto con il principio di legalità e di proporzione; soluzione che recenti progetti di legge vogliono estendere anche alla confisca ex art. 12 sexies, in una logica che rischia di essere sproporzionata e complessivamente incoerente in termini di politica criminale, in cui forme di confisca destinate alla lotta alla criminalità organizzata, a partire dalla confisca di prevenzione sono ormai utilizzate come strumenti di lotta all’evasione fiscale e in cui le stesse Sezioni Unite propongono di estendere il ragionamento alla base della confisca della c.d. “impresa mafiosa” all’ipotesi di reinvestimento dei proventi dell’evasione fiscale in un’impresa originariamente lecita. La stessa logica che consentirà di utilizzare la nuova fattispecie di autoriciclaggio, nonostante la problematicità della nozione di profitto risparmio dei delitti tributari, per punire l’investimento dei proventi dell’evasione fiscale ben più gravemente delle stesse fattispecie presupposte.






